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DOPPIA CONTRIBUzIONE

Gent. Presidente Enpam, Dr. Alberto Oliveti
Gent. Presidente Enpaf, Dr. Emilio Croce
Gent. Ministro del Lavoro, Sen. Nunzia Catalfo
Gent. Presidente Commissione Bicamerale di Vigilanza sugli Enti Previdenziali, Sen. Sergio Puglia

Oggetto: Doppia contribuzione

Gentilissimi,
sono Marco Nicoletti, presidente dell'Associazione Cumulo e Casse Professionali, e con la presente vorrei portare alla vs attenzione la questione della doppia contribuzione che alcune categorie professionali sono tenute a versare pur in presenza di un solo rapporto lavorativo.
In particolare intendo riferirmi ai Farmacisti ed ai Medici dipendenti, ossia professionisti, i primi svolgendo attività di collaboratori presso farmacie, i secondi come dirigenti del SSN, che già hanno una loro posizione contributiva INPS e che sono ad oggi tenuti a versare una seconda contribuzione presso le rispettive Casse Professionali di categoria, Enpaf ed Enpam.

Tale obbligo deriva da un'anacronistica norma che risale al lontano 1946, il D.L. n. 233 del 13.09.1946 che nel titolo così recita: "Ricostituzione degli Ordini delle professioni sanitarie e per la disciplina dell'esercizio delle professioni stesse". Si era appena usciti dal secondo conflitto mondiale e questa Legge aveva una sua valenza e precise finalità.
Ma le aveva allora, 74 anni fa. Oggi non più.

E' innegabile che il mercato del lavoro si sia profondamente modificato nei vari decenni e quindi quel modello di organizzazione non può più essere preso a paradigma per governare la previdenza del terzo millennio. L'obbligo della seconda contribuzione va indubitabilmente cassato, lo chiedono con forza farmacisti e medici dipendenti, perchè già obbediscono al loro dovere costituzionale di sostenere una loro posizione previdenziale in Inps. Se le rispettive Casse insistono ostinatamente in quella direzione inseguono solo motivi "di cassetta" dovendo rinunciare a una larga fetta di contribuenti, a cui peraltro, dopo una lunga carriera di versamenti corrisponderà una seconda pensione davvero risibile.

Ovviamente necessita un intervento legislativo, come fu nel caso dei veterinari (io sono un veterinario) per i quali tale obbligo fu eliminato già 29 anni fa con la L.136/91. Tutti i veterinari iscritti all'Ordine successivamente a quella legge, in possesso di una posizione previdenziale Inps, hanno potuto ed attualmente possono optare di cancellarsi dall'Enpav a cui devono corrispondere solo un contributo di solidarietà. Sarebbe utile che Enpaf ed Enpam, loro per prime, si facessero promotrici di una norma analoga.

Mi preme inoltre far presente, a riprova che tale riforma s'imponga senza il minimo dubbio, che il D.L. 509/1994 che ha di fatto privatizzato le Casse Professionali, fu preceduto da una legge quadro, la n. 537 del 24 dicembre 1993 che si proponeva di indicare le linee guida nella promulgazione di quel D.L. Ebbene, tra le varie prescrizioni che la L. 537 dettava, all'art. 1 comma 33 si legge: "Nell'emanazione dei decreti legislativi..(omissis)...il Governo si atterrà ai seguenti princìpi e criteri direttivi...(omissis).... lettera c) "eliminazione delle duplicazioni dei trattamenti pensionistici, con esclusione delle pensioni di reversibilità, fatti comunque salvi i diritti acquisiti". Non credo servano ulteriori commenti: quella prescrizione fu arbitrariamente ignorata, determinando un vulnus normativo che va assolutamente sanato se è vero che viviamo in uno Stato di Diritto.

Mi auguro che il ministro Catalfo e il Presidente Puglia si facciano parte attiva nel porre a calendario una costruttiva discussione sulla materia, ma ancora di più mi auguro che una simile posizione venga assunta dalla presidenza delle due casse, affinchè si ristabilisca un rapporto di tutela verso tutti gli iscritti e non più di conflittualità.

L'occasione mi è gradita per porgere a tutti i destinatari cordiali saluti, Marco Nicoletti.



La Risposta:

La Risposta di Marco Nicoletti al Dr. Oliveti: disponibile qui